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Esaurimento IPv4: perché gli indirizzi sono finiti e quanto costano

Il RIPE NCC ha esaurito il pool nel 2019. Come funziona oggi il mercato dei blocchi IPv4, cosa determina il prezzo e cosa comporta per chi apre un ISP.

Redazione Velix15 settembre 20267 min di lettura
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IPv4 usa indirizzi a 32 bit: circa 4,3 miliardi di combinazioni totali, di cui una parte consistente riservata a usi speciali — reti private, multicast, loopback, documentazione. Quando il protocollo fu progettato negli anni Ottanta quel numero sembrava sovrabbondante. Oggi i dispositivi connessi sono molti di più, e il pool è esaurito da anni.

Come ci siamo arrivati

Gli indirizzi vengono distribuiti a livelli: IANA li assegna ai cinque Registri Regionali, che a loro volta li allocano agli operatori. IANA ha distribuito i suoi ultimi blocchi liberi nel 2011. Da lì in avanti ogni RIR ha consumato la propria riserva secondo i propri tempi.

Il RIPE NCC, che copre Europa e Medio Oriente, ha annunciato l'esaurimento del pool il 25 novembre 2019. Da quel momento non esistono più allocazioni ordinarie: ciò che viene distribuito proviene esclusivamente da spazio recuperato — blocchi restituiti, membri cessati, assegnazioni revocate.

Il meccanismo attuale è una lista d'attesa. Chi diventa membro RIPE e ne fa richiesta si mette in coda per ricevere un singolo /24, cioè 256 indirizzi, che è il minimo annunciabile in BGP sulla rete pubblica. Non si può chiedere di più, non importa quanto si cresca, e l'attesa si misura in mesi.

Il mercato dei trasferimenti

Poiché la domanda è enormemente superiore all'offerta residua, si è formato un mercato secondario regolato. Le policy dei RIR consentono il trasferimento di blocchi tra organizzazioni, con verifica del registro e aggiornamento del titolare.

Come funziona in pratica:

  • Broker specializzati mettono in contatto chi vende spazio inutilizzato e chi ne ha bisogno
  • Il trasferimento viene registrato dal RIPE NCC, che verifica i requisiti di entrambe le parti
  • L'acquirente diventa titolare a tutti gli effetti, con possibilità di creare route object e ROA
  • Esistono anche locazioni: si affitta l'uso dello spazio senza acquisirne la titolarità

I prezzi si esprimono per singolo indirizzo e hanno seguito una parabola: crescita marcata nella prima metà del decennio, con un picco quando la scarsità è diventata evidente, poi un assestamento. Al momento in cui scriviamo il valore si colloca nell'ordine di alcune decine di euro per indirizzo, ma è un mercato volatile e le quotazioni vanno verificate al momento della trattativa, non date per acquisite.

Un dato aiuta a capire la scala: un /24 contiene 256 indirizzi, di cui in pratica se ne usano circa 253. Un blocco più grande ha in genere un prezzo unitario inferiore, perché è più comodo da instradare e più raro sul mercato.

Cosa cambia per chi apre un ISP

Per un operatore nuovo la scarsità IPv4 è un costo di ingresso, non un dettaglio tecnico. Le opzioni sono tre, e non si escludono.

Lista d'attesa RIPE. Gratuita a parte la quota associativa, ma dà un solo /24 dopo mesi. Sufficiente per infrastruttura e servizi, insufficiente per assegnare indirizzi pubblici a una base clienti.

Acquisto sul mercato. Immediato e scalabile, ma è capitale immobilizzato. Va messo a budget come un asset, non come una spesa corrente — con il vantaggio che, a differenza di gran parte dell'hardware, storicamente non si è deprezzato.

CGNAT. Si condivide un indirizzo pubblico tra molti clienti tramite Carrier Grade NAT. Riduce drasticamente il fabbisogno, ma introduce i problemi noti: port forwarding impossibile, alcuni servizi peer-to-peer degradati, difficoltà con certi giochi online e con l'hosting domestico, e complicazioni sul tracciamento per gli obblighi di legge.

La configurazione realistica combina le tre cose: CGNAT come default per l'utenza residenziale, IP pubblico dedicato come opzione per chi lo richiede, spazio acquistato per servizi e clienti business.

IPv6 non è il futuro, è il presente

La soluzione strutturale esiste da decenni. IPv6 usa 128 bit, uno spazio così ampio che il concetto di scarsità non si pone: RIPE assegna di default un /29 o un /32 a un operatore, che equivale a un numero di reti /64 praticamente illimitato.

Perché allora il problema persiste? Perché IPv6 non è retrocompatibile: un host solo IPv6 non parla con un host solo IPv4. La transizione richiede quindi dual stack, cioè far convivere i due protocolli, oppure meccanismi di traduzione come NAT64 e DNS64 che hanno i loro limiti.

Il risultato è che ogni operatore paga due volte: mantiene l'infrastruttura IPv4, che costa, mentre costruisce quella IPv6, che non può ancora sostituirla del tutto.

Cosa spinge comunque ad adottarlo subito:

  • Nessun costo di acquisizione per lo spazio
  • Niente CGNAT sui percorsi IPv6, quindi connettività end-to-end reale
  • Meno stato da mantenere sugli apparati, e quindi meno punti di congestione
  • Una quota rilevante del traffico verso i grandi provider di contenuti viaggia già su IPv6 dove disponibile, alleggerendo il piano IPv4

Come verificare la situazione di un blocco

Chi acquista o riceve spazio dovrebbe controllare alcune cose prima di annunciarlo:

  • Reputazione: blocchi usati in passato per spam o abusi possono essere presenti in blacklist, con effetti concreti sulla deliverability della posta
  • Coerenza del registro: titolarità e oggetti nel database RIPE aggiornati
  • Route object e ROA: senza autorizzazione RPKI valida, un numero crescente di reti scarta l'annuncio
  • Storia degli annunci: strumenti pubblici di analisi BGP mostrano da quali AS il prefisso è stato annunciato nel tempo

In sintesi

IPv4 è diventato una risorsa finita e scambiabile, con un prezzo e un mercato. Per chi costruisce rete oggi significa pianificare con attenzione quanti indirizzi servono davvero, usare CGNAT dove accettabile, e considerare l'acquisto come investimento infrastrutturale.

Velix gestisce spazio IPv4 proprio insieme a un blocco IPv6, con dual stack nativo: gli indirizzi v4 vengono riservati dove servono realmente, mentre IPv6 assorbe la crescita senza vincoli di disponibilità.

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