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PPPoE o DHCP: come l'ISP autentica la tua connessione fibra

Due modi diversi di consegnare la connettività al cliente finale. Come riconoscerli, cosa cambia in configurazione e perché uno dei due sta lentamente sparendo.

Redazione Velix24 agosto 20266 min di lettura
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Quando colleghi il router alla linea fibra, prima ancora di navigare deve succedere una cosa: la rete dell'operatore deve capire chi sei e assegnarti un indirizzo IP. Esistono due approcci principali, PPPoE e DHCP, e la scelta ricade sull'operatore, non sul cliente. Sapere quale usa la tua linea è la prima cosa da verificare quando sostituisci il router.

PPPoE: la sessione autenticata

PPPoE (Point-to-Point Protocol over Ethernet) incapsula una sessione PPP dentro frame Ethernet. Il router avvia un dialogo in due fasi:

  • Discovery: il router manda un PADI in broadcast, il concentratore dell'operatore (BRAS/BNG) risponde con un PADO, seguono PADR e PADS che stabiliscono l'ID di sessione.
  • Session: parte la negoziazione LCP, poi l'autenticazione via PAP o CHAP con username e password, infine IPCP assegna indirizzo IP, gateway e DNS.

Il vantaggio è il controllo: l'operatore lega la sessione a credenziali specifiche, non alla porta fisica o al MAC. Se sposti il router, la linea ti segue. Il RADIUS centralizzato tiene traccia di sessioni attive, banda assegnata e accounting.

Lo svantaggio è l'overhead. L'incapsulamento PPPoE consuma 8 byte per pacchetto, portando la MTU utile da 1500 a 1492 byte. Se il router non gestisce correttamente il MSS clamping, ottieni il classico sintomo: il ping funziona, la navigazione HTTP su alcuni siti si blocca a metà caricamento. La regola su MikroTik è una sola riga:

# Adatta l'MSS TCP alla MTU reale della sessione PPPoE
/ip firewall mangle add chain=forward protocol=tcp tcp-flags=syn \
  action=change-mss new-mss=clamp-to-pmtu out-interface=pppoe-out1

DHCP: consegna diretta

Con DHCP il router non autentica nulla. Manda un DHCPDISCOVER, riceve un DHCPOFFER dal server dell'operatore e ottiene indirizzo, netmask, gateway e DNS. L'identificazione avviene a monte, in genere tramite:

  • Option 82 (DHCP Relay Agent Information), che l'apparato di accesso inserisce nel pacchetto indicando porta fisica e circuit ID;
  • binding sulla porta OLT/ONT, dove la linea è già associata al contratto nel sistema di provisioning;
  • VLAN dedicata per cliente in scenari business.

Il traffico viaggia in Ethernet puro: MTU piena a 1500 byte, nessun overhead, nessun MSS clamping da configurare. La sessione non "cade" nel senso PPP del termine: se il lease scade e non viene rinnovato, semplicemente perdi l'indirizzo.

Confronto pratico

AspettoPPPoEDHCP
AutenticazioneUsername/password (PAP/CHAP)Porta fisica / Option 82
MTU utile1492 byte1500 byte
MSS clampingNecessarioNon necessario
Sostituzione routerServono le credenzialiPlug and play
Accounting per sessioneNativo via RADIUSDa ricavare altrove
Diagnosi lato clienteLog PPP esplicitiMeno visibilità

Come capire quale usa la tua linea

Tre indizi immediati:

  1. Il contratto o la mail di attivazione contiene credenziali PPPoE? Se vedi qualcosa come utente@dominio-operatore.it con una password, è PPPoE.
  2. Il router prende IP senza configurazione? Se colleghi un router nuovo, imposti la WAN in DHCP client e la linea funziona subito, l'operatore usa DHCP.
  3. Guarda i log del router. Su MikroTik /log print where topics~"pppoe" mostra i tentativi di sessione; se non c'è nulla e vedi solo dhcp-client, hai la risposta.

Attenzione al caso ibrido: alcune reti richiedono VLAN tagging sulla WAN (tipicamente VLAN 835 o 100 a seconda dell'infrastruttura), indipendentemente dal metodo di autenticazione. Un router che non tagga correttamente non arriva nemmeno alla fase di discovery.

Errori tipici in sostituzione router

  • Credenziali PPPoE sbagliate: l'autenticazione CHAP fallisce silenziosamente e il router riprova ogni 30 secondi. Nei log compare LCP terminated o authentication failed.
  • VLAN mancante: la porta WAN è fisicamente up ma non passa nessun frame utile.
  • MTU lasciata a 1500 su PPPoE: navigazione parziale, VPN che non si stabiliscono, file di grandi dimensioni che si interrompono.
  • MAC address filtering su reti DHCP legacy: alcune configurazioni storiche legano il lease al MAC del vecchio apparato. Il clone MAC risolve, ma è una pratica in disuso.

La direzione del mercato

Le reti FTTH moderne, in particolare quelle GPON e XGS-PON, si stanno spostando verso DHCP con Option 82 e IPv6 con prefix delegation. Il motivo è pratico: senza overhead PPP l'MTU resta pulita, il provisioning è automatico e l'identificazione avviene già a livello di OLT, dove la porta ottica è univocamente associata al contratto.

PPPoE sopravvive dove serve autenticazione portabile o dove l'infrastruttura di accesso è condivisa fra più operatori, scenario tipico dell'unbundling. Non sparirà a breve, ma sulle nuove attivazioni in fibra pura è sempre meno frequente.

Se stai configurando un router su una linea Velix, il metodo corretto è indicato nella scheda tecnica di attivazione. In caso di dubbio, il supporto può verificare il profilo della linea in pochi minuti.

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