RADIUS e 802.1X: autenticazione di rete per PMI
Come funziona 802.1X con un server RADIUS per controllare chi entra in rete, quali metodi EAP scegliere e come assegnare VLAN dinamiche agli utenti.
La password Wi-Fi condivisa è il punto debole di quasi ogni rete aziendale. È scritta su un post-it, la conosce anche il fornitore che è passato due anni fa, e cambiarla significa riconfigurare cinquanta dispositivi. 802.1X con RADIUS elimina il problema alla radice: ogni utente e ogni dispositivo ha la propria credenziale, revocabile singolarmente.
I tre attori di 802.1X
Lo standard IEEE 802.1X definisce il controllo dell'accesso alla porta di rete, sia cablata sia wireless. Coinvolge tre ruoli:
- Supplicant: il client che chiede di entrare (laptop, telefono, stampante).
- Authenticator: lo switch o l'access point che controlla la porta. Fino ad autenticazione avvenuta lascia passare solo traffico EAPOL, bloccando tutto il resto.
- Authentication server: il server RADIUS che verifica le credenziali e risponde Access-Accept o Access-Reject.
Il client parla EAP con l'authenticator sul link locale (EAPOL), l'authenticator incapsula lo stesso EAP dentro RADIUS verso il server. L'authenticator non conosce le credenziali e non deve conoscerle: è un semplice inoltro, il che riduce parecchio la superficie di attacco.
Quale metodo EAP scegliere
EAP è un contenitore, non un metodo. Le varianti che contano in pratica:
| Metodo | Credenziali | Note |
|---|---|---|
| EAP-TLS | Certificato client + server | Il più sicuro, nessuna password in gioco. Richiede una PKI |
| PEAP-MSCHAPv2 | Username/password dentro tunnel TLS | Il più diffuso, si integra con Active Directory |
| EAP-TTLS/PAP | Username/password dentro tunnel TLS | Utile quando il backend conserva password hashate in formato non compatibile con MSCHAP |
| EAP-MD5 | Password in chiaro senza tunnel | Obsoleto, non usarlo su Wi-Fi |
Per una PMI senza PKI interna, PEAP-MSCHAPv2 è il compromesso ragionevole. Attenzione a un dettaglio che viene sempre trascurato: se i client non validano il certificato del server RADIUS, un access point fasullo può raccogliere gli hash MSCHAPv2 e sottoporli a cracking offline. La validazione del certificato va imposta via policy di gruppo o profilo MDM, non lasciata alla scelta dell'utente.
Il server: FreeRADIUS o soluzioni integrate
FreeRADIUS resta lo standard di fatto in ambiente Linux. La configurazione minima per una PMI richiede:
- Definizione dei client RADIUS in
clients.conf, con un secret condiviso diverso per ogni switch e access point. - Un backend utenti: LDAP verso Active Directory o Samba, oppure SQL per un'anagrafica autonoma.
- Il modulo
eapconfigurato con il certificato server e il metodo desiderato inmods-enabled/eap.
Molti firewall e controller Wi-Fi includono un RADIUS integrato sufficiente per decine di utenti. La scelta tra soluzione integrata e server dedicato dipende dal numero di apparati da servire e dalla necessità di logica di autorizzazione personalizzata.
Da tenere presente: RADIUS è un single point of failure. Se il server non risponde, nessuno entra in rete. Vanno sempre configurati almeno due server sugli authenticator, e va deciso in anticipo cosa deve succedere in caso di irraggiungibilità totale (accesso negato oppure fallback su una VLAN limitata).
VLAN dinamiche
La parte davvero interessante di RADIUS non è dire sì o no, ma dire dove. Nella risposta Access-Accept il server può includere attributi che istruiscono lo switch su come configurare la porta:
Tunnel-Type = VLANTunnel-Medium-Type = IEEE-802Tunnel-Private-Group-Id = 30
Il risultato è che lo stesso punto rete, senza alcuna modifica fisica, mette il portatile dell'amministrazione nella VLAN 10 e il tablet di un ospite nella VLAN 30. L'utente si sposta tra sedi e uffici portandosi dietro il proprio profilo di rete. Combinato con la segmentazione, è il modo più pulito per separare IoT, VoIP, ospiti e postazioni di lavoro senza mappare manualmente le porte.
MAC Authentication Bypass
Stampanti, telecamere IP, termostati e buona parte dei dispositivi industriali non supportano 802.1X. Per questi esiste il MAB: dopo il timeout del tentativo 802.1X, lo switch invia il MAC address del dispositivo al RADIUS come username e password. Se il MAC è in whitelist, la porta si apre, tipicamente su una VLAN ristretta.
Il MAC address è banalmente falsificabile, quindi il MAB non è un controllo di sicurezza forte: è un modo per censire e confinare i dispositivi legacy. Va sempre abbinato a una VLAN con ACL restrittive, non usato come scorciatoia per evitare 802.1X sulle postazioni.
Ordine di rollout consigliato
- Installare il RADIUS e testarlo con
radtestprima di toccare gli apparati di rete. - Attivare 802.1X sul solo Wi-Fi aziendale, lasciando temporaneamente attiva la vecchia SSID con PSK.
- Migrare i client, verificando che i profili impongano la validazione del certificato server.
- Spegnere la SSID legacy.
- Passare al cablato in modalità monitor (autenticazione registrata ma non applicata) per almeno due settimane, così da individuare i dispositivi che non superano il test.
- Attivare l'enforcement sulle porte, con MAB configurato per i dispositivi censiti.
Saltare la fase di monitor sul cablato è l'errore più costoso: significa scoprire alle otto di lunedì mattina che il muletto del magazzino e il centralino non parlano 802.1X.
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