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Canali Wi-Fi e interferenze: come scegliere quello giusto

Come funzionano i canali Wi-Fi su 2.4, 5 e 6 GHz, perché la larghezza di banda non è sempre un vantaggio e come individuare e ridurre le interferenze in casa e in ufficio.

Redazione Velix2 settembre 20267 min di lettura
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Un Wi-Fi lento raramente dipende dalla linea. Nella maggior parte dei casi il collo di bottiglia è il canale radio: troppo affollato, troppo largo, o scelto male dall'automatismo del router. Capire come funzionano i canali permette di risolvere problemi che nessun cambio di operatore sistemerebbe.

Come è organizzato lo spettro

Il Wi-Fi usa bande di frequenza divise in canali. Ogni banda ha caratteristiche diverse:

  • 2.4 GHz: 13 canali in Europa, ma solo 3 realmente non sovrapposti (1, 6, 11). Ottima penetrazione dei muri, pochissima capacità, e condivisa con Bluetooth, telecomandi, forni a microonde e telecamere.
  • 5 GHz: circa 19 canali utilizzabili in Italia, molti dei quali soggetti a DFS (Dynamic Frequency Selection) perché condivisi con i radar meteorologici e aeroportuali. Meno portata, molta più banda.
  • 6 GHz: introdotta con Wi-Fi 6E, offre fino a 24 canali da 20 MHz in Europa (5945-6425 MHz). Praticamente vuota, ma richiede dispositivi recenti e ha la portata più corta delle tre.

Il punto chiave: i canali sui 2.4 GHz si sovrappongono. Un access point sul canale 3 disturba sia chi sta sul canale 1 sia chi sta sul 6. Per questo, in un condominio con venti reti attive, l'unica scelta sensata è restare su 1, 6 o 11 e accettare la collisione con chi già li usa, invece di infilarsi nei canali intermedi.

La larghezza di canale non è "più è meglio"

Un canale può essere largo 20, 40, 80 o 160 MHz. Raddoppiare la larghezza raddoppia in teoria il throughput, ma:

  • Riduce il rapporto segnale/rumore. La stessa potenza viene distribuita su uno spettro più ampio, quindi la portata utile cala.
  • Aumenta la probabilità di collisione. Un canale da 80 MHz occupa quattro canali da 20: basta un vicino attivo su uno qualsiasi di quei quattro per costringere il tuo AP ad attendere.

Regole pratiche:

  • 2.4 GHz → sempre 20 MHz. Il 40 MHz su questa banda è controproducente in qualunque contesto abitato.
  • 5 GHz → 40 o 80 MHz in ambiente domestico. In uffici con più access point, scendere a 40 MHz aumenta il numero di canali disponibili e riduce la co-channel interference.
  • 160 MHz ha senso solo con un ambiente radio pulito e client Wi-Fi 6/7 vicini all'AP. Altrimenti è un downgrade mascherato da upgrade.

Individuare le interferenze

Prima di cambiare canale, serve vedere cosa c'è intorno. Strumenti utili:

  • WiFiman (Ubiquiti) o WiFi Analyzer su Android: mostrano reti, canali occupati e potenza in dBm.
  • macOS: tenendo premuto Alt e cliccando sull'icona Wi-Fi si ottengono RSSI, rumore e canale in uso. Il tool "Wireless Diagnostics" include una scansione completa.
  • MikroTik: /interface wireless scan per il censimento reti e /interface wireless spectral-scan per vedere anche le sorgenti non-Wi-Fi.

Cosa guardare:

  • RSSI: sotto -70 dBm il collegamento è debole; sotto -80 dBm è praticamente inutilizzabile.
  • Noise floor: valori peggiori di -85 dBm indicano rumore ambientale elevato.
  • Numero di reti sullo stesso canale: più che la potenza delle reti vicine, conta quanto trasmettono. Una rete forte ma inattiva disturba meno di una debole che trasferisce file in continuazione.

Interferenze non-Wi-Fi

Non tutto ciò che disturba è una rete. Sui 2.4 GHz i colpevoli più frequenti sono:

  • Forni a microonde (occupano una fetta larga della banda quando in funzione)
  • Telecamere analogiche wireless e baby monitor
  • Ripetitori Bluetooth e dispositivi Zigbee mal posizionati
  • Alimentatori switching di bassa qualità e strisce LED

Sui 5 GHz il problema tipico è invece il DFS: se un radar viene rilevato, l'access point deve liberare il canale entro 10 secondi e restare fuori per 30 minuti. Il sintomo è una disconnessione improvvisa di tutti i client. Se accade con regolarità, conviene bloccare l'AP su canali non-DFS (36-48 o 149-165).

Strategia di configurazione

Per una rete domestica:

  1. Imposta 2.4 GHz su 20 MHz, canale fisso tra 1, 6 e 11 — quello meno usato dai vicini.
  2. Imposta 5 GHz su 80 MHz, canale fisso non-DFS se hai problemi di stabilità.
  3. Disattiva la selezione automatica del canale se il router tende a cambiare spesso: ogni cambio provoca una breve disconnessione.
  4. Riduci la potenza di trasmissione se hai più access point: un AP che urla troppo forte impedisce ai client di agganciarsi a quello più vicino.

Per un ufficio con più access point:

  • Usa canali diversi e non adiacenti su AP vicini, con un pattern a riuso (es. 36 / 52 / 100 / 116).
  • Scendi a 40 MHz sui 5 GHz per avere più canali disponibili.
  • Disattiva i data rate più bassi (1, 2, 5.5, 11 Mbps) sui 2.4 GHz: costringe i client lontani a spostarsi su un AP migliore invece di restare agganciati male.

Quando il canale non è il problema

Se dopo l'ottimizzazione la situazione non cambia, controlla:

  • Numero di client per AP. Oltre 25-30 dispositivi attivi, serve un secondo access point, non un canale diverso.
  • Posizione dell'apparato. Un router in un mobile chiuso o dietro un frigorifero perde metà della copertura utile.
  • Client obsoleti. Un dispositivo 802.11n che trasmette a rate bassi occupa il canale molto più a lungo di uno moderno, penalizzando tutta la rete.

Un buon impianto Wi-Fi è fatto di posizionamento corretto, potenza calibrata e canali scelti a mano. L'automatismo del router va bene come punto di partenza, non come configurazione definitiva.

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